L’eco dell’acqua – 14′ 20” – BLISS

Aterballetto

L’eco dell’acqua
Coreografia e ideazione scena  Philippe Kratz
Musica Federico Albanese, Jonny Greenwood, Howling, Arvo Pärt,SufjanStevens, The Haxan Cloak
Costumi Costanza Maramotti e Philippe Kratz
Sound design OOOPStudio
Luci Carlo Cerri

14’ 20’’

Coreografia, scene e costumi Jiří Kylián
Musica Dirk Haubrich
Scene Jiří Kylián
Costumi Joke Visser
Luci Kees Tjebbes

BLISS

Coreografia di Johan Inger
Musica Keith Jarrett
Scene Johan Inger
Costumi Johan Inger e Francesca Messori
Luci Peter Lundin
Assistente alla coreografia Yvan Dubreuil

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L’eco dell’acqua leco-dellacqua-ph-alfredo-anceschi-12-300
Non soltanto il tempo scivola via. Come l’acqua, secondo Goethe, anche l’anima dell’uomo. E il corpo? A volte i corpi piovono sui campi come le pesanti nuvole di polvere raccontate da Goethe in una delle sue più belle liriche, Canto degli spiriti sulle acque. Da questa lettura di Goethe e all’episodio dell’abbattimento di un aereo civile in Ucraina da parte di un missile militare nasce L’eco dell’acqua, nuova coreografia di Philippe Kratz per Aterballetto. Nella prima parte, è la folla inconsapevole che raggruma in simmetrie complesse l’idea di una esposizione alla confusione, al disordine. Nella frase finale, che ha al centro un soggetto che insiste sulla verticalità del suo spazio, la pluralità del gruppo si aggiunge liberamente al conteggio di questa moltitudine, destinata a seguire non più una logica lineare, ma forse evolvendosi in flussi di divenire come fossero spontanee auto-organizzazioni. La riflessione sul destino dell’uomo, associata all’immagine dei corpi inconsapevoli che precipitano per aria, ha il profilo di un monito allegorico. Non è possibile alcun accesso alla sintonia con il mondo per chi partecipa inconsapevole, soltanto con avidità e senza alcun amore, alle contingenze e alle parzialità dell’esistenza.

14′ 20”14-2-ph-alfredo-anceschi-3-300

«Il titolo 14’20” deriva semplicemente dalla durata di questo pezzo. Si tratta, infatti, di una parte dell’opera originale intitolata 27’52”. La nostra vita sembra essere scandita dal tempo, ma “tempo” è un termine astratto: non sappiamo cosa sia il tempo. Abbiamo creato macchine che misurano il tempo in maniera molto più accurata rispetto a prima. Questo aspetto è sicuramente molto importante, ma diversi filosofi ci dicono che il “tempo” non esiste, ci insegnano che il “tempo” è solo un’invenzione degli esseri umani. Tutto ciò è possibile, ma una cosa è certa: il nostro tempo è scandito da due brevissimi momenti, il momento in cui nasciamo e quello in cui moriamo. L’opera che ho realizzato non riguarda solo il “tempo”. Affronta anche altri temi quali la “velocità”, l’“amore” e l’“invecchiamento”. In effetti è tutto molto semplice, ma anche incredibilmente complicato e, di sicuro, totalmente inspiegabile.» (Jiří Kylián)

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«Il punto di partenza di questo nuovo spettacolo, Bliss, è la musica del Köln Concert di Keith Jarrett, che, oltre che il sottoscritto, ha inspirato e toccato milioni di persone grazie al suo perfetto tempismo nell’attirare una generazione che si muoveva da una parte all’altra della propria vita. Il mio compito, insieme a quello dei danzatori, è quello di raccontare come ci relazioniamo con questa musica iconica. Nel modo in cui incontriamo questa musica con gli occhi di oggi è presente sia una sfida compositiva che emotiva. Oggi mi è stato chiesto di dare un’idea di cosa sarà il mio lavoro, ma la verità dello spettacolo dovrà essere scoperta attraverso il mio incontro con i danzatori  e, insieme, dal nostro incontro con la musica del Köln Concert.  Quindi eccoci qui, tutti quanti, non importa quale sia la nostra esperienza. Siamo “principiante” l’uno nei confronti dell’altro e nei confronti della musica che darà voce a questo nuovo incontro.» (Johan Inger)