CARMEN

Balletto in due atti di Amedeo Amodio
dal racconto di Prosper Merimée
Solisti e corpo di ballo Daniele Cipriani Entertainment
Direttore d’orchestra Alessandro Ferrari
Coreografia e regia Amedeo Amodio
Musica Georges Bizet
Adattamento e interventi musicali originali Giuseppe Calì
Scene e costumi Luisa Spinatelli
Assistente coreografo Stefania di Cosmo
Orchestra del Teatro Carlo Felice

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Una violinista, terminata una rappresentazione di Carmen di Georges Bizet, si trova a vivere nuovamente il dramma della celebre sigaraia, quasi in un sogno: la rappresentazione reale termina e inizia quella onirica.
È quindi il sogno il “pretesto narrativo” da cui muove la Carmen di Amedeo Amodio, creata per Aterballetto nel 1995, affidata alla produzione di Daniele Cipriani.

Al di là dell’escamotage del sogno, quella di Amodio è una Carmen molto mediterranea, calda, asciutta come i venti del sud, dal tocco deciso e sicuro. Lo si nota tanto dall’impianto coreografico quanto dalle scene scarne: due pannelli mobili che ricordano pareti in calcestruzzo sullo sfondo delle quali si muove tutta l’azione danzata. L’inizio e la fine del balletto sono invece connotate dal calare di un velario dall’alto, quasi a voler accompagnare lo spettatore nell’atmosfera onirica da cui prende piede la coreografia. La musica (adattata da Giuseppe Calì) rimane quella di Bizet. Questo adattamento comprende alcune fra le pagine più celebri del melodramma, facilitando così lo svolgimento tipicamente narrativo del balletto. Un esempio su tutti: allo strumentale dell’aria di Micaela («Je dis que rien ne m’épouvante») corrisponde un assolo per Micaela. Quasi in contrappunto con la vacuità della scena si stagliano i costumi di Luisa Spinatelli (che firma anche le scene) fra i quali emergono quelli creati per il comparto femminile; sgargianti, sui toni del rosso, dalla foggia chiaramente spagnoleggiante.