La traviata – maggio 2018

Giuseppe Verdi

Direttore d’Orchestra Daniel Smith
Regia Giorgio Gallione
Scene e costumi Guido Fiorato
Coreografia Giovanni Di Cicco
Luci  Luciano Novelli

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice
Maestro del Coro Franco Sebastiani

Personaggi e interpreti principali
Violetta Ekaterina Bakanova – Rocio Ignacio
Alfredo  Murat Karahan – Giulio Pelligra
Giorgio Germont  Rodrigo Esteves – Mansoo Kim
Per i cast vedere le singole date

Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice

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La traviata

Le ragazze come me non hanno amici, ma solo amanti egoisti che spendono i loro patrimoni, non già per noi, come dicono, ma per la loro vanità. Non apparteniamo più a noi stesse; non siamo più esseri umani, ma cose; siamo le prime nel loro amor proprio, ma le ultime nella loro stima.

Alexandre Dumas figlio, La signora delle camelie, cap. 15

Come Rigoletto, anche La traviata nasce dal bisogno verdiano di mettere in scena situazioni e sentimenti veri, al di là del bene e del male. E anche in questo caso al centro della vicenda è un personaggio che la società accetta solo in un ruolo marginale e definito: là un buffone di corte, qui una prostituta. Il vero scandalo dell’opera, coperta di fischi alla prima veneziana del 1853, non è però la professione di Violetta, ma il fatto che una prostituta possegga più umanità ed etica dei personaggi perbene che la circondano, la corteggiano, la ammirano e al tempo stesso la rifiutano. Negativa per la morale comune, la donna traviata è in realtà l’unica figura positiva della storia: non ne esce bene il suo amato Alfredo, impulsivo, infantile, orgoglioso e persino vendicativo e aggressivo, e ancora meno il padre di lui, Giorgio Germont, esempio di moralismo velato da complessi di colpa. Un’opera unica nel suo genere, che segna un prima e un dopo nella storia del melodramma: le grandi passioni dei personaggi nobili, eroici, tutti d’un pezzo, lasciano il posto a uomini e donne reali, quotidiani, le cui azioni esteriori sono il riflesso di accadimenti interiori complessi, contradditori e spesso taciuti. Il tutto registrato da una musica che li segue come un sismografo delle loro emozioni. La regia di Giorgio Gallione, rifacendosi al romanzo originale (e autobiografico) di Alexandre Dumas figlio, racconta l’amore impossibile tra la prostituta e il ragazzo di buona famiglia come un flashback, in cui tutto è già scritto fin dalle prime, dolorose note del Preludio. E ci ricorda che Traviata, innanzi tutto, è la storia di una passione tra due giovani che, attraverso il loro amore, sperano, senza riuscirci, di cambiare il mondo.