Manon Lescaut – dal 3 al 10 giugno 2020

Giacomo Puccini

Direttore d’Orchestra,  Andrea Battistoni
Regia,  Davide Livermore
Scene, Giò Forma  e Davide Livermore
Costumi, Giusy Giustino
Video Design, D-Wok
Allestimento  in coproduzione Teatro Carlo Felice  – Teatro San Carlo – Teatro Liceu di Barcellona – Palau de les Arts de Valencia

Personaggi e interpreti principali

Manon Lescaut,  Maria Josè Siri /Maria Teresa Leva
Renato De Grieux, Riccardo Massi/Francesco Galasso
Lescaut, Stefano AntonucciEnrico Marabelli
Geronte, Matteo Peirone

 

Al Teatro Regio di Torino, il 1 febbraio 1893, otto giorni prima del debutto di Falstaff alla Scala, Puccini coglieva il suo primo successo con Manon Lescaut. La scelta del tema era un rischio, dato che il fortunato romanzo dell’abate Prévost era già stato trasformato in opera da Massenet, con successo, nove anni prima. Ma il trentacinquenne Puccini era già un compositore autoconsapevole e non temeva il confronto: “Massenet lo sente da francese – disse Puccini a proposito del soggetto –, con la cipria e i minuetti, io lo sento da italiano, con passione disperata.” E i fatti gli diedero ragione. L’anno dopo Manon trionfava anche al Covent Garden di Londra e recensendola George Bernard Shaw scriveva: “Puccini mi sembra che più di qualsiasi altro suo rivale sia il più probabile erede di Verdi.” Giudizio profetico, perché Puccini, da Manon in poi, sarà appunto il compositore più rappresentativo dell’opera italiana dopo Verdi. Italiana fino a un certo punto: piuttosto, europea. In Manon Puccini rivela già quello che sarà uno dei segreti del suo stile maturo: la capacità di fondere stili, soluzioni, innovazioni provenienti da ogni tendenza musicale italiana o straniera. In quest’opera cosmopolita, che inizia nella Francia della seconda metà del Settecento e si chiude tragicamente negli Stati Uniti, c’è tanta Germania, ad esempio, dalle armonie schumanniane ai Leitmotive wagneriani. Così come tedesca è l’importanza narrativa dell’orchestra, che raggiunge il culmine nel celeberrimo “Intermezzo”.

La regia è di Davide Livermore. Il che significa che questa Manon (una coproduzione Teatro Carlo Felice, Teatro San Carlo, Teatro Liceu di Barcellona, Palau de les Arts de Valencia) parlerà soprattutto al pubblico di oggi, come se fosse un film, spingendoci a pensare e a riflettere sulla contemporaneità: la Manon di Livermore, infatti, è un’emarginata, una migrante che non ce l’ha fatta.