Sinfonica

Concerto 30 giugno 2016

direttore, Roman Brogli Sacher
Signum Saxophone Quartet

Orchestra  del Teatro Carlo Felice
 

   giovedì 30 giugno 2016 ore 20.30
     
Balletto

Svetlana Zakharova

AMORE 
Il nuovo spettacolo di Svetlana Zakharova

Orchestra del Teatro Carlo Felice

direttore Pavel Sorokin

   domenica 3 luglio 2016 ore 20.30
     
 

Cartoline dal Teatro...

gli appuntamenti musicali del Teatro Carlo Felice in Liguria

   dal 20 luglio al 6 agosto
     

D L M M G V S
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31            
VISUALIZZA IL CALENDARIO COMPLETO
DI TUTTI GLI SPETTACOLI

Prima 30/1/2016 20:30 (Turno A)

Replica 31/1/2016 15:30 (Turno R)

Replica 2/2/2016 15:30 (Turno G)

Replica 3/2/2016 20:30 (Turno B)

Replica 6/2/2016 15:30 (Turno F)

Replica 7/2/2016 15:30 (Turno C)

HOME > Opera > Don Giovanni
Don Giovanni
Dramma giocoso in due atti.
Libretto di Lorenzo Da Ponte
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart

da sabato 30 gennaio 2016, repliche 31 gennaio, 2, 3, 6, 7 febbraio 2016

Allestimento Opera de Tenerife - Auditorio Adàn Martin - coprodotto con Fondazione Teatro Comunale di Modena - Fondazione Teatri di Piacenza - Teatro del Giglio di Lucca
Regia Rosetta Cucchi
Scene Andrea De Micheli
Costumi Claudia Pernigotti
Luci Luciano Novelli
assistente alla regia Luisa Baldinetti
Direttore Christoph Poppen - Pablo Assante 2 e 6 febbraio
Orchestra Teatro Carlo Felice
Coro Teatro Carlo Felice
Maestro del Coro Patrizia Priarone
Maestro al fortepiano Sirio Restani
Mimi Francesco Gerbi - Giulia Mostacchi - Mimi DEOS: Luca Alberti - Filippo Bandiera - Francesco Collavino - Dario Greco - Nicola Marrapodi - Davide Riminucci
 
 CAST PER LA DATA:
PERSONAGGI INTERPRETI
Don Giovanni Erwin Schrott
Donna Anna Serena Gamberoni
Don Ottavio Patrick Vogel
Il Commendatore Graeme Broadbent
Donna Elvira Maija Kovalevska
Leporello Alex Esposito
Masetto Francesco Verna
Zerlina Sophie Gordeladze
 
Durata dell'opera:
 
Primo atto:          1 ora e 30 min.
Intervallo  :          25 min.
Secondo atto:     1 ora e 20 min
Totale 3 ore e 15 circa (i tempi sono indicativi)

Don Giovanni


Don Giovanni, l’opera di Mozart e Da Ponte che il pubblico di Praga applaudì con entusiasmo il 29 ottobre 1787 al Teatro Nazionale, non fu solo il bis del successo che gli autori avevano ottenuto l’anno precedente con le recite praghesi de Le nozze di Figaro: sarebbe diventata l’opera più analizzata nella storia del teatro musicale. Con il Don Giovanni di Mozart e Da Ponte si sono misurati, e ancora si misurano, tutti: non solo musicisti e musicologi, ma anche psicologi, filosofi, sociologi, critici letterari, narratori, poeti, cineasti. L’ambiguità con cui Mozart e Da Ponte trattano il soggetto – dichiarata fin dal sottotitolo: “dramma giocoso” – rende infatti infinite le possibili chiavi di lettura. Il Don Giovanni mozartiano-dapontiano non è solo un seduttore compulsivo, è anche un egoista, un cinico, un nobile senza scrupoli e senza sentimenti che disprezza tutti tranne se stesso. Eppure è rappresentato come un eroe (anche se «un eroe della dannazione», come scrive Alberto Savinio). E la morale conclusiva, «questo è il fin di chi fa mal», cantata dagli altri personaggi dopo che Don Giovanni è precipitato all’inferno, non è certo la risposta che esaurisce tutte le domande: Don Giovanni non c’è più e non tornerà più, ma Donna Anna, che da Don Giovanni ha subìto un tentativo di conquista con la forza e l’inganno, farà aspettare ancora un anno il promesso sposo Don Ottavio prima di diventare sua moglie. E Donna Elvira, sedotta e abbandonata da Don Giovanni, si ritirerà in convento a rimpiangerlo per sempre. Don Giovanni brucia all’inferno, ma il suo passaggio sulla terra ha lasciato il segno: nulla, dopo di lui, è più come prima. La varietà inesauribile della musica mozartiana, drammatica, comica, commossa, popolaresca, malinconica, esuberante, spaventevole, secondo le situazioni che si succedono sul palcoscenico, esalta le contraddizioni che accompagnano da sempre l’antica leggenda del libertino impenitente e la rendono ancora viva e attuale.



Il Carlo Felice presenta il capolavoro mozartiano in un allestimento che è frutto di una collaborazione nazionale ed internazionale: Fondazione Teatro Comunale di Modena, Fondazione Teatri di Piacenza, Teatro del Giglio di Lucca, Opera de Tenerife. La regista Rosetta Cucchi spiega così la sua messa in scena: «Ho pensato all’America reaganiana degli anni ’80, ottimista e proiettata verso il futuro, ma dove il moralismo borghese si contrapponeva alla crescente voglia di libertà di una parte della società. Dove le grandi star del rock facevano impazzire i giovani e venivano seguite nelle mode e nei costumi morali e sessuali. Ma anche all’America dove l’ombra dell’AIDS iniziava a prendere forma e c’era chi la giudicava come una giusta punizione divina della corruzione dei costumi. In questo contesto, ho immaginato un Don Giovanni star di uno dei locali alla moda newyorkesi, come poteva essere il mitico Studio 54, amato da tutte le donne e da esse odiato quando stanco e annoiato le rifiuta. Un uomo mito che vive sopra le righe, forse conscio di dover bruciare tutto e subito rifiutando un futuro di decadenza fisica e sperando in una fine spettacolare.»
Le immagini attualmente nella pagina sono tratte da precedenti messe in scena  dell'opera.
 


NOTE DI REGIA
“Ho voluto scegliere come tema conduttore non un tempo ma un luogo ben preciso che sono gli Stati Uniti d’America dove lo stesso Da Ponte trascorse l’ultima parte della sua esistenza morendo a New York e dove si spese tanto fino a riuscire a metter in scena nel 1825 proprio il Don Giovanni nella speranza di far nascere un primo teatro d’opera. Perché l’America del Novecento? Perché più che in altri paesi è lì che l’uomo ha avuto la possibilità e la forza di costruire il proprio futuro – il famoso self made man dove si scommette sull’essere umano e non sulla predestinazione e dove naturalmente il fallimento è ancora più cocente e inaccettabile. Questo Don Giovanni si posiziona, come periodo storico negli anni ottanta: l’America e i suoi miti hanno ricevuto una batosta notevole, il Vietnam, la contestazione giovanile e le politiche corrotte hanno incrinato il “sogno americano”. E’ a questo punto che Reagan viene eletto e promette fine alla deriva nelle politiche estere e in quelle interne, quindi ancora una volta si crede a un’America ottimista e proiettata verso il futuro ma dove ormai il germe della paura aveva cominciato a roderne le fondamenta e il moralismo borghese si contrapponeva alla crescente voglia di libertà di una parte della società, dove le grandi star del rock facevano impazzire i giovani e venivano seguite nelle mode e nei costumi morali e sessuali. In questo contesto ho immaginato un Don Giovanni star di uno dei locali alla moda newyorkesi, come poteva essere il mitico Studio 54, locale frequentato da ogni tipo di artisti, da Andy Warhol, a Truman Capote a Jean-Michel Basquiat, un Don Giovanni amato da tutte le donne e da esse odiato quando stanco e annoiato le rifiuta. Un uomo mito che vive sopra le righe forse conscio di dover brucare tutto e subito, rifiutando un futuro di decadenza fisica e sperando in una fine spettacolare. Un uomo che vive la sua intera esistenza camminando sul bordo del baratro, raffinato, cinico, dissacrante, in aperta opposizione con le convenzioni sociali, empio e pronto a burlarsi di tutto e di tutti persino della sua stessa vita. Qualsiasi sua forma diviene un eccesso, dalla vitalità che lo contraddistingue e attira gli altri personaggi sono delineati in modo realistico e credibile, Don Giovanni non si lascia definire è sfuggente; Kierkegaard lo paragona ai flutti del mare. E ancora alla solitudine: nella sua delirante compulsione psico - motoria; Don Giovanni sembra volersi auto – distruggere. L’invito al godimento forse ha origine dal tedium vitae ma soprattutto dal quel senso di vuoto interiore che lo fa rischiare ogni giorno un po’ di più.”

 

COMUNICATO STAMPA1
COMUNICATO STAMPA 27gennaio2016
 


Il Secolo XIX del 31 gennaio titola "Un seduttore rockstar conquista Genova", mentre il titolo di Repubblica-Il lavoro del 1° febbraio è "Don Giovanni non riesce a sedurre" . Incassiamo con piacere entrambe le critiche citando Norberto Bobbio: " Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze."
Applausi e contestazioni rendono il teatro vivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

Per acquistare i biglietti on line

 


HOME
CALENDARIO
Opera
Balletto
Sinfonica
Auditorium
Eventi ospiti
Attività culturali
@Teatro
Progetti
Premio Paganini
News
MULTIMEDIA
TCF WEBTV
CONTATTI
BIGLIETTERIA
NEWSLETTER

Teatro
I numeri
Organizzazione
Orchestra
Coro
Maestri collaboratori
Coro di voci bianche
Audizioni e concorsi
Il sipario di Nerone Ceccarelli
Noleggio sale
Rent an opera
Auditorium Eugenio Montale
AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE - FATTURAZIONE ELETTRONICA
Note legali
Affidamento BAR interno ed esterno
Fondazione
Soci fondatori
Una poltrona a teatro
Supporter
Benefattori
Media Partners
Technical Partners
SOSTIENICI: Art Bonus - 5 per mille
La Fondazione ringrazia
ARCHIVIO:
- SPETTACOLI
- NEWS ED EVENTI
© Fondazione Teatro Carlo Felice 2012
Passo Eugenio Montale, 4 - 16121 Genova - Italia - Tel. 0105381.1 - Fax 0105381.363
P.IVA 00279200109